>    >  Sequestro Probatorio ex art. 253 c.p.p.: presupposti, finalità e onere motivazionale

Sequestro Probatorio ex art. 253 c.p.p.: presupposti, finalità e onere motivazionale

Cos’è il sequestro probatorio e quando si applica

Il sequestro probatorio è uno strumento nelle mani della Procura per acquisire prove durante le indagini preliminari. A differenza delle misure cautelari reali, non ha finalità preventive ma esclusivamente probatorie: serve a garantire che il corpo del reato o le cose a esso pertinenti restino disponibili per il processo. Se hai ricevuto un decreto di sequestro o sei indagato in un procedimento penale, è fondamentale comprendere i limiti entro cui questo strumento può essere legittimamente esercitato e le possibilità di opposizione.

Il sequestro probatorio ex art. 253 c.p.p., diversamente da quello preventivo e conservativo (misure cautelari reali), costituisce mezzo di ricerca della prova finalizzato ad assicurare alle indagini il corpo del reato e le cose pertinenti ad esso, mediante lo spossessamento coattivo della res e la creazione di un vincolo di indisponibilità teso a conservarne immutate le caratteristiche. A mente dell’art. 253, comma 2 c.p.p., “sono corpo del reato le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso nonché le cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo”; per “cosa pertinente al reato” si intendono “tutti quei beni che, anche senza essere in rapporto qualificato con il fatto illecito, presentino capacità dimostrativa dello stesso” (ex multis, Cass. Pen., Sez. II, n. 3108 del 29.11.2023; Cass. Pen., Sez. III, n. 31415 del 15.1.2016; Cass. Pen., Sez. III, n. 22058 del 22 aprile 2009, tutte in italgiure.it.).

Presupposti di legittimità

Presupposti di legittimità del sequestro probatorio sono:

il fumus commissi delicti, consistente nell’astratta configurabilità del reato per cui si procede e nella sussistenza di indici a sostegno dell’ipotesi accusatoria;
la rilevanza probatoria attribuibile alla res, derivante dall’esistenza di una relazione qualificata tra il reato ipotizzato e il bene sottoposto a vincolo.

A sostegno dell’insussistenza, o della cessazione, delle esigenze probatorie possono offrirsi alla Procura, caso per caso, elementi utili a far venir meno il vincolo: ad esempio in caso di sequestro di sistemi informatici (PC, smartphone, software, tablet) “l’estrazione di copia forense dei dati contenuti nel dispositivo consente la restituzione di quest’ultimo” (Cass. Pen., Sez. II, n. 50009 del 4.10.2023, in dejure.it).

Onere motivazionale del Pubblico Ministero

La sussistenza delle esigenze sub 1 e 2 deve, a pena di nullità, essere oggetto di specifica analisi da parte della Procura: “il decreto di sequestro deve esplicitare le ragioni per cui i beni possano considerarsi il corpo del reato ovvero cose ad esso pertinenti e alla concreta finalità probatoria perseguita con l’apposizione del vincolo, mediante specifico riferimento al fatto ipotizzato, al tipo di illecito cui in concreto il fatto è ricondotto, alla relazione che le cose presentano con il reato, nonché alla natura del bene che si intende sequestrare” (Cass. Pen., SS.UU., n. 36072, del 19.4.2018; conforme Cass. Pen., Sez. II, n. 46130 del 4.10.2023, tutte in italgiure.it).

Tale principio vale anche nell’ipotesi di sequestro di documentazione cartacea: è stato ritenuto illegittimo, “per violazione del principio di proporzionalità e adeguatezza, il sequestro a fini probatori dell’intero archivio di documentazione cartacea di un’azienda, che conduca a una indiscriminata apprensione di tutte le informazioni ivi contenute, senza che siano indicati specificamente quali documenti siano funzionali all’accertamento dei fatti oggetto di indagini” (Cass. Pen., Sez. II, n. 17604 del 23 marzo 2023; Cass. Pen., Sez. VI, n. 43556 del 26 settembre 2019 in italgiure.it).

Come opporsi al sequestro probatorio e ottenere la restituzione

L’indagato o il terzo proprietario del bene sequestrato può richiedere la restituzione delle cose sequestrate al giudice per le indagini preliminari quando vengono meno le esigenze probatorie. Il difensore può inoltre proporre riesame davanti al Tribunale competente entro dieci giorni dall’esecuzione del sequestro, contestando la mancanza dei presupposti di legittimità o l’insufficienza della motivazione del decreto. La giurisprudenza della Cassazione ha più volte annullato sequestri privi di adeguata motivazione sulla pertinenza probatoria dei beni apprehesi. Per valutare le possibilità di opposizione è opportuno rivolgersi tempestivamente a un avvocato penalista con esperienza in diritto processuale penale.

Sequestro probatorio di dispositivi informatici: PC, smartphone e dati digitali

Il sequestro di dispositivi informatici rappresenta oggi uno dei casi più frequenti nelle indagini penali, in particolare nei procedimenti per reati informatici, fiscali e societari. La Cassazione ha chiarito che una volta estratta la copia forense dei dati, il dispositivo originale può essere restituito, venendo meno le esigenze di conservazione della prova materiale. Lo Studio Zaccagnini assiste aziende e privati nei procedimenti che coinvolgono il sequestro di sistemi informatici aziendali, server e documentazione digitale.

19 Aprile 2024

Avvocato Carlo Zaccagnini

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